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Storia di Pianfei
-DAI VAGIENNI A NAPOLEONE-
(tratto da:
Cenni monografici su Pianfei di Giovanni Tonelli - Ist Grafico Bertello)
Prima dell’era volgare le valli dell’ alto Po, della Maira, Grana, Stura,
Gesso e Pesio erano abitate dai Vagienni, rude popolo di origine Ligure, dedito
all’ agricoltura ed alle armi che, dopo aver lungamente e sanguinosamente
conteso la sua terra all’espansione romana, fu alla fine debellato e domato
dalle regioni dell’ Urbe. Ottenuto il dominio, Roma plasmò sapientemente popoli
e razze, dando loro governo, norme e leggi; aprendo strade, creando fortilizi
ed ingrandendo villaggi. Due grandi strade confluirono nella valle Pesio:
una, la Julia Augusta che da Roma per Piacenza, Fossano, lungo la Stura veniva
a Morozzo e lasciando a sinistra Beinette raggiungeva Flamulasca (ora Chiusa);
l’altra la via Emilia che portava pure alla Chiusa venendo dritta da S. Biagio
e toccando quindi terre di Pianfei. Sotto l'impero di Diocleziano e di Massimiliano
Aurelio, quando questi despoti scatenarono la loro persecuzione contro i seguaci
di Cristo, si trovava in Piemonte la cristiana legione Tebea. Gli ufficiali
ed i soldati di essa non vollero abiurare la loro fede e furono crudelmente
massacrati. Nelle terre oggi Monregalesi furono tra gli altri martirizzati
S. Maurizio, il capitano, e il legionario S. Magno.
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I SARACENI
I Saraceni, gente di razza araba e di religione maomettana, si erano da tempo
stabiliti su alcuni litorali dell’ Africa del nord. Guerrieri e predoni per
natura, ferocissimi, esercitavano crudele pirateria nel mediterraneo sbarcando
poi su spiagge incustodite e puntando all’ interno depredavano, distruggevano
e trucidavano. Nel 906 alcuni di essi vennero sbattuti da una tempesta sulle
spiagge del Nizzardo, a Frassinette, tra Villafranca e Monaco e fecero macello
degli abitanti e si impadronirono del castello prendendovi dimora. Cresciuti
di numero, cominciarono da quella base le loro scorrerie scendendo l’ anno
stesso in Piemonte divisi in due colonne, una prese la via di Tenda, l’altra
quella del Monte Ardua in Valle Pesio. La prima colonna giunse a Pedona (oggi
Borgo San Dalmazzo) compiendo atroci crudeltà e si diresse quindi verso Chiusa
mettendola a ferro e fuoco. Qui sopraggiunse la seconda colonna che riunitasi
alla prima, percorse tutta la regione portando ovunque rapine e stragi. Carichi
di preda si attestarono sul territorio di Pianfei nella località che ancora
oggi viene detta “La Saracena”. Qui costruirono un fortilizio capace di contenere
500 uomini armati, con torre di vedetta. Da questa partivano per depredare
i passanti e così, nel 920, catturarono S. Bernolfo vescovo di Asti martirizzandolo
vicino ad un pozzo sulla sponda destra del Pogliola. Dopo molti tentativi
di ribellione, le popolazioni, approfittando anche dei rovesci subiti dai
Saraceni su altri fronti, li aggredirono con le armi dando luogo a sanguinosi
combattimenti. Tra questi ricordiamo quello che ebbe luogo sotto la Certosa
del Pesio, nel luogo detto tuttora malo macello, e la battaglia che si svolse
sul Mortais. Nel 975 non si parlò più di essi. Il nome Marabotti, ancora oggi
comune a Pianfei,è decisamente di origine Saracena poiché in arabo una parola
simile significa cimitero.
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LE PRIME GENTI
E’ difficile stabilire quando Pianfei cessi di essere solo un Planum faytum
per diventare anche un semplice villaggio. Nelle terre coperte dai boschi
cominciarono ad aprirsi campi e pascoli; il territorio faceva parte di altre
signorie e gli abitanti dovevano essere ben pochi. Dopo essere stato proprietà
dei Signori di Morozzo, nel secolo XIII si passò alla comunità di Monteregale.
In una lista dei possedimenti Monregalesi, del 1291, si legge tra “ totum
Planum-faytum, scilicet terra,prata et remora” Ne “ Le storie del Monteregale”
di Emanuele Morozzo della Rocca, si legge che nel 1293, il Podestà Oberto
Pallido ed il Sindaco Enrico di Aymo, di quel Comune, davano tutto il piano
in affitto a Raimondo Folcheri, per un decennio, al prezzo annuale di 76 lire
Astesi minori. Fu soltanto con il proseguire dei disboscamenti che le genti,
venute dai dintorni, presero stabile dimora sul Planum faytum. Le prime famiglie
si accampavano dove meglio conveniva dando origine a diversi nuclei abitati
che dal casato dei loro abitanti prendevano appunto il nome. Questo spiega
perché Pianfei sia sparso in tante frazioni, mentre il capoluogo è relativamente
piccolo, e perché queste frazioni abbiano quasi tutte il nome delle famiglie
del luogo. Dove ora è il capoluogo, i primi nuclei si formarono alla contrada
Tonelli e Tarditi.
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ORIGINE DELLA PARROCCHIA
Fu presumibilmente nel secolo XVI che la popolazione di Pianfei cominciò ad
assumere importanza numerica. Essa dipendeva dalla parrocchia di Villanova
ma data la distanza, i fedeli, nella seconda metà del 1500, eressero una rustica
chiesetta. Quella chiesetta occupava l’ area dell’attuale presbiterio ed era
primitiva e semplice, mancava di pavimento e di tetto ed era fornita di una
piccola cappella diroccata dove si celebrava in caso di maltempo. Col crescere
della popolazione si rese forte la necessità di avere un sacerdote stabile;
la distanza dalla parrocchia e la difficoltà di comunicazioni con essa, creavano
gravi inconvenienti specie nei mesi invernali. Molte persone dovettero morire
senza gli invocati Sacramenti, alcuni neonati rimasero privi di battesimo
e quando c’era la neve, erano enormi le difficoltà di trasporto dei cadaveri
a Villanova per la sepoltura. In una esposizione di tali casi fatta alle autorità
ecclesiastiche nel 1579, si legge tra l’ altro come:” Essendo mancata in puerperio
la moglie di Gio. Lorenzo Bongioanni che non è stata confessata, e stette
due giorni che non si potè portare alla sepoltura a Villanova per le nevi
et si fece grande spesa a farla portare, oltre che parte di quelli che aiutarono
a portare si ammalarono e ne morì” E così per fare una sepoltura morì della
gente! E’ quindi naturale che le genti della zona di Pianfei si preoccupassero
di avere una parrocchia per conto loro. Ne iniziarono le pratiche presso le
autorità della Chiesa nominando loro procuratori Simone e Sebastiano Bongioanni,
Aycardo Viglione e Gio. Luca Musso. La procura fu stesa da messer Sebastiano
Cariato, notaio Ducale di Margarita, il 18 gennaio 1579 in Pianfei, sopra
la fina della Villa, dove si dice Pianfei, cioè nella cappella di detto Pianfei,
alla presenza del Rev.mo Gio.Battista de’ Antonietis di Calusio, abitatore
della città d Torino, Cappellano a detta cappella”. I procuratori si misero
al lavoro e quattro anni dopo Mons. Gerolamo Scarampi, vescovo di Campania
e visitatore Apostolico, con atto in data 17 mrzo 1583, steso nella foresteria
del convento delle suore cistercensi di Pogliola, erigeva in Parrochia l’
umile chiesetta di Pianfei. La parrocchia ha per patrono S Giovanni Batista
e si ottiene per concorso. Il parroco ha l’ obbligo perpetuo di offrire ,
vestito di cotta e stola, al parroco di Villanova, il giorno di S Caterina,
all’ offertorio della messa solenne, una torcia come segno di filiale riconoscenza.
La popolazione di Pianfei cominciò a restaurare e riattare la sua chiesetta
e nel 1600 la ampliò. Ben presto però anche l’ ampliamento si rivelò insufficiente
all’ accresciuta popolazione, finchè ottenuta da Vittorio Amedeo II la facoltà
di espropriare una porzione di suolo pubblico, la comunità di Pianfei decise
di porre mano alla costruzione dell’ attuale chiesa. Il 16 luglio del 1720
si iniziarono i lavori che durarono fino al 1791, anno in cui l’ edificio
fu completato così come si vede attualmente. I parrocchiani si sobbarcarono
ad ogni sacrificio e fatica tanto che, come si narra, uomini, donne e giovinetti
validi facevano catena dal sottostante fiume Pesio fino al cantiere passando
di mano in mano le pietre occorrenti all’ edificio. Molto cooperò all’ edificazione
il Rev. Don Gio. Bartolomeo Muratori, da Torre Mondovì, che resse la parrocchia
come priore dal 1783 al 1815 e che ebbe quindi la consolazione di veder l’
opera terminata. L’ effige ad olio di questo priore si vede nella sacrestia
della chiesa, ritratto mentre tiene tra le mani il disegno della pianta della
costruzione. Il disegno è dell’ architetto Goletti; la chiesa è a croce greca,
con tre navate e lo stile è il barocco piemontese. Bellissima la facciata
in mattoni e grazioso il bel campanile che s’ innalza bianco e snello verso
il cielo. Splendido l’ organo di squisita fattura costruito su disegno del
Pozzo. Il Rev. D. Antonio Bruno da Monmbasiglio, prevosto dal 1899 al 1922,
a proprie spese fece dorare i capitelli e curò altre ornamentazioni.
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LA CONFRATERNITA
A pochi passi dalla chiesa parrocchiale in posizione che
quasi si potrebbe dire di fronte, sorge una graziosa chiesuola appartenente
alla confraternita di S Michele e che a S Michele appunto si intitola. Sembra
certo che la chiesa di S Michele si trovasse allo stato attuale quando la
costruzione della nuova chiesa parrocchiale non era nemmeno iniziata, poiché
una meridiana dipinta su un muro sottostante al piccolo campanile, oltre alla
scitta: “ombra io son e dalla luce ho vita Se sparisce il sol io son finita”
si legge la data del 1688 Ora se si pensa che la costruzione della Parrocchiale
iniziò solo nel 1720, è logico arguire che l’ antica chiesetta del 1593, “sine
tecto et sine pavimento” si fosse già trasformata in una rispettabile chiesa
e che il celebrante non dovesse ricorrere ad un altare diverso da quello maggiore
quando” ob tempestates celebrari non potest ad altare majus”. I parrocchiani
di Pianfei non avrebbero tollerato l’ erezione di un’ altra chiesa se la loro
parrocchiale non fosse stata in condizioni tali da essere sufficiente per
le di allora necessità. Né lo avrebbe permesso l’ autorità ecclesiastica.
La Confraternita di S Michele ha probabilmente inizio con la chiesa primitiva
di Pianfei. Si legge infatti nell’ atto di erezione in parrocchia, come essa
fosse dedicata ai santi Michele e Giovanni, e si pone mente al fatto che nella
relazione della visita in Pianfei di Mons, Scarampi si dice che nella chiesa
di allora “est cappella pro parte devastata et rudi” La stessa relazione parla
inoltre di una Confraternita già esistente quando dice “ transferre facultate
per annos quator fructus et elemosinas quas singulis annis contribuire consuerverant
confraternitae expendendi in fabbrica et ornamentis praedictae ecclesiae”
Si può quindi dedurre che, mentre la confraternita, come associazione di fedeli
è preesistente alla erezione della parrocchiale, l’ attuale chiesa di S Michele
pur preesistendo all’ attuale fabbricato parrocchiale, fu costruita quando
già la parrocchia di Pianfei era una chiesa degna di questo nome.
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IL COMUNE
Nel secolo XIII molti comuni,terre e ville, allo scopo di trovare nell’unione
la forza necessaria per fare fronte alle frequenti incursioni nemiche si aggregarono
alla città di Mondovì e costituirono un solo mandamento. Le terre del Planum
Faytum entrarono così a far parte di questo mandamento con i comuni di Villanova,
Roccaforte, Vico, Monastero, Magliano e Morozzo. Più tardi si unirono anche
Montaldo, Margarita, Roburent, Roccadebaldi, Bastia, le due Franose e Carrù.
La giurisdizione sulle terre, ville e Comuni spettava al podestà di Mondovì
ed i Comuni venivano governati per mezzo di Vicari scelti Consiglio Grande
Monregalese, duravano in carica un anno e non potevano essere rieletti che
dopo sei anni.. Ogni Vicario doveva governare secondo gli usi ed i particolari
statuti della terra a lui affidata. Questo stato di cose durò fino alla fine
del secolo XVII. Nel 1698, Vittorio Amedeo ordinava di dare esecuzione ad
un Editto, mai applicato, del Duca Carlo Emanuele in data 24 dicembre 1621,
nel quale si decretava la separazione di tutte le terre che al di qua delle
Alpi si erano unite con città principali e ne ordinava l’ erezione in tanti
Comuni autonomi con facoltà ai capi di casa di eleggersi un consiglio di amministrazione
dal quale dovevano dipendere. E così fu smembrato il mandamento di Mondovì.
Con apposito decreto datato in questa città il 19 luglio 1698, il Presidente
del Senato conte Garagno, i senatori Garneri e Navarino, l’ intendente di
Mondovì sig. Lamberti, vennero incaricati di procedere al riparto dei debiti
e dei redditi in proporzione del Registro, ed alla divisione dei territori.
Constatato che il debito da suddividere fra i nuovi Comuni rispondeva alla
cifra di Lire 347.283,21 al Comune di Pianfei furono addebitate Lire 18.771,01.
Per la contribuzione in grano, Pianfei ne dovette circa 20 sacchi, per i diritti
delle taverne, carne, cuoio e paglietta fissati in Lire 5.300, gliene furono
addebitate Lire 30. Divisi i debiti toccò ai redditi: su Lire 10.725,13 a
Pianfei ne toccarono Lire 429,20. Per quanto riguarda la divisione territoriale,
il nuovo Comune si trovò ingrandito rispetto a quella che prima costituiva
la sua zona che era compresa tra il Pesio, il canale Brobbrio, il piccolo
torrente che scendendo dal Brucco Pelato si getta nel Pogliola e le falde
delle colline di Cantarana e di Moie. L’attuale territorio comprende anche
a sud un bel tratto di colli tra il comune di Chiusa ad ovest e quello di
Villanova ad est. Sulla sinistra del Pesio gli fu aggregata una superficie
di terreno pianeggiante pari ad un buon terzo dell’ intero territorio.
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LA CONGREGAZIONE DI CARITA’
Il 19 maggio 1717, un editto di S.M. ordinava doversi erigere “in tutte le
città, terre e luoghi, delli ospedali di carità ove vi sarà il comodo e, in
mancanza di quelli, formare una Congregazione di carità per l’opportuno e
regolare sollievo e necessaria assistenza dei poveri mendicanti” Il Governatore
della città di Mondovì, in data 31 ottobre 1721, ne ingiungeva la sollecita
applicazione e, finalmente, nel febbraio 1722, il Rev. Padre Gaspare Raynaudi,
predicatore della Compagnia di Gesù, presentava al Sindaco di Pianfei, Gio.
Guglielmo Tonello, tale ingiunzione. Il 10 di quel mese si riunì il Consiglio
Comunale che deliberò la fondazione della Congregazione e, subito dopo, nella
stessa casa comunale, si procedette alla regolare costituzione della stessa.
Si procederà quindi alla “ eletione delli officiali della Congregazione” che
risultano essere: Ricevitore: Pietro Antonio Fenoglio; avvocati dei poveri:
D Giuseppe Bongiovanni, curato e Costanzo Musso; Deputato dei passeggeri:
Marco Antonio Longo; Deputato per i poveri e per invigilare sopra li poveri:
il signor Curato. La tenuta del libro del pane viene affidata a Cristoforo
Bongioanni. “Apparterrà a tutta la Congregazione il determinare quali siano
i poveri che dovranno essere trattati da vergognoso“ e per punire”li poveri
delinquenti” sono incaricati “li signori sindaci pro tempore”. I poveri dovranno
osservare i precetti religiosi e accompagnare alla sepoltura i benefattori
defunti e pregare per loro.
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